Nella disposizione di questa tipologia di impianto è previsto, innanzitutto, un trattamento primario che può essere operato con il montaggio di una fossa settica tipo Imhoff.

Lo scopo di questa fossa è quello di sedimentare il materiale grossolano che precipita sul fondo, di separare il materiale che affiora (olio,grasso ed altri) iniziando già in questa fase una chiarificazione del refluo attraverso la riduzione del carico inquinante. Per le dimensioni di questo impianto di trattamento primario si fa riferimento agli AE.

In alcune Regioni la normativa prevede il montaggio in questa fase dell’impianto di un percolatore anaerobico, un reattore biologico all’interno del quale sono presenti dei corpi di riempimento, disposti alla rinfusa, sulla superficie dei quali si sviluppano dei microrganismi che svolgono una ulteriore depurazione del refluo. Questi impianti devono essere montati necessariamente di seguito ad un trattamento primario. I corpi, che costituiscono il volume filtrante, sono realizzati in polipropilene, pensati per garantire un’elevata superficie disponibile all’attecchimento del bio-film formato dai microrganismi batterici che devono rimanere, per svolgere correttamente la loro funzione, costantemente immersi in un liquame privo di ossigeno.

Successivamente a questo primo trattamento le acque vengono fatte convogliare, attraverso una condotta a tenuta in PVC, in un pozzetto, cosiddetto di cacciata il quale provvede alla gestione dello scarico, intermittendo il flusso del refluo nella successiva condotta a dispersione. Questo sistema ad intermittenza garantisce ai reflui una costante e regolare dispersione in tutta la lunghezza della condotta.

A seguito della spinta che l’acqua subisce da questo trattamento, all’uscita da questo pozzetto la stessa defluisce nel vero e proprio sistema di subirrigazione, che cosistete in una ramificazione di tubi drenanti attraverso i quali avviene la dispersione dei reflui ormai depurati dal passaggio attraverso il trattamento primario. L’acqua drenata dai tubi attraversa gli starti superficiali del terreno e da questi viene assorbita e degradata biologicamente.

L’impianto finale di drenaggio si compone di una serie di cavidotto disperdente il cui sviluppo totale è calcolato in funzione del numero di A. E..

Lo schema planimetrico può essere composto da un unico tubo o da una ramificazione. L’importante è il rispetto di una distanza minima tra gli assi di 3 m. ed una pendenza 0,4 - 0,6% .

In presenza di terreni aventi pendenza superione al 15% è opportuno il parere di un tecnico per la valutazione di eventuali fenomeni franosi.

Per evidenti ragioni igieniche la condotta disperdente deve essere posta ad almeno 30mt. da opere private ed almeno 200mt da opere pubbliche preposte al trasporto di acqua potabile. E’opportuno che l’intero sistema drenante sia posto su una preventiva base di materiale filtrante al fine di consentire il passaggio dell’acqua evitando, nel contempo, l’infiltrazione di radici di piante nocive.

E’ possibile anche la realizzazione del sistema drenante con l’uso di tubi drenanti già premontati con un rivestimento dello stesso materiale filtrante o similare. Questo materiale può essere sintetico ma anche naturale come ad esempio la fibra di cocco.

Alcuni componenti di un impianto di subirrigazione con percolatore

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