Nelle attività di produzione casearia i reflui hanno delle caratteristiche molto particolari che necessitano dei trattamenti studiati ad hoc in funzione di una serie di fattori quali le quantità di refluo prodotto, la qualità delle acque richieste allo scarico, nonché la durata dei periodo di lavorazione dell’azienda.

I fattori indicati e l’impossibilità di dare una continuità alla produzione di refluo consigliano di contattare la nostra azienda, dove tecnici specializzati nel settore sapranno trovare la soluzione studiata specificatamente sulle vostre esigenze. A titolo esemplificativo vi proponiamo due diversi impianti di trattamento.

La tipologia A) più indicata nel caso di carichi idraulici molto bassi, mentra la tipologia B) è consigliata in caso di aziende con una produzione più importante. Entrambi i trattamenti garantiscono un refluo in uscita conforme alle Tab. 3 e 4 dell’Allegato 5 D.Lgs. 152/06 per lo scarico in acque superficiali e a suolo. In entrambi i trattamenti è assolutamente sconsigliato il convogliamento delle acque meteoriche, a causa dell’alterazione degli equilibri dei microorganismi che queste acque provocherebbero. I due trattamenti proposti prevedono entrambi un trattamento primario attraverso l’installazione di un de grassatore. Questo è in grado di rimuovere gli ammassi di materiale galleggiante prodotti dalla combinazione oli-grassi-acqua-detergenti.

Il degrassatore è in pratica una vasca di calma con setti di separazione nella quale le acque di scarico vengono depurate sia dal materiale flottante in sommità che da quello sedimentabile che invece permane sul fondo della vasca. La sua funzione è quella di abbattere i grassi, ed è fondamentale per evitare inconvenienti nei trattamenti successivi. Nella tipologia proposta dallo schema A) il trattamento secondario è svolto dalla presenza di una vasca per la depurazione a fanghi attivi a portata diretta. In questa vasca la degradazione delle sostanze inquinanti avviene attraverso la digestione anaerobica che consiste nella scomposizione del materiale organico da parte di batteri presenti nei liquami e, per aumentarne la funzione, aggiunti sotto forma di polveri di bireattori.

La sezione di sedimentazione secondaria permette la chiarificazione del refluo nella zona di calma grazie alla decantazione per gravità delle particelle di fango in sospensione. La struttura dell’impianto proposto nello schema B) prevede come trattamento secondario una vasca, innanzitutto sicuramente di dimensioni maggiori, ma soprattutto con una diversa metodologia di trattamento. In questo processo i reflui vengono decomposti attraverso il metodo cosiddetto a fanghi attivi a portata costante. Ciò significa che nella vasca è prevista una fase di equalizzazione e rilancio verso la sezione di ossidazione dei liquami che viene effettuata attraverso la diffusione di aria prodotta da diffusori a micro bolle alimentati elettricamente da una o più soffianti.

All’interno della vasca la presenza di una pompa consente l’afflusso del refluo in modalità costante. Questa regolarità di immissione rende regolare anche il processo biologico all’interno e, conseguentemente, un miglior funzionamento dell’intero processo.

Prima dell’uscita del refluo residuo da entrambe le tipologie di trattamento è opportuno il montaggio di un pozzetto di campionamento utile allo scopo di prelievo dell’acqua reflua per la valutazione della sua qualità ma anche del regolare funzionamento dell’impianto stesso.

Dopo questo trattamento il refluo può essere fatto affluire tranquillamente nella rete fognaria, se esistente, ma anche usato per usi irrigui, attraverso una rete di subirrigazione, se non addirittura nel suo riuso attraverso un impianto di recupero delle acque.

Alcuni componenti di un impianto di depurazione di caseifici

Crescenzi srl

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