Le attività di allevamento di animali di affezione si collocano in aree dove l’animale può trovare sostegni sanitari o di solo rifugio. Le acque di scarico provenienti da questi impianti provengono dal lavaggio delle aree destinate alla loro ospitalità.

Pertanto possono contenere residui che vanno dalle deiezioni di animali a ogni altro tipo di materiale trasportabile dali lavaggi, come ad esempio peli. Le acque di scarico di queste attività non possono quindi essere destinate allo spandimento sul suolo, sia per legge, sia per evitare la possibilità di diffusione di parassitosi e devono quindi essere depurate in loco.

La regolarità relativa a questa tipologia di refluo è regolata dall’art. 124 del D.Lgs. 152/06, dove è stabilito che i limiti di emissione per tali scarichi devono risultare conformi alla tab. 3 e 4 dell’Allegato 5 alla parte terza di detto decreto. Questo quando la Regione di appartenenza non ha stabilito regole più restrittive, come spesso accade, per la salvaguardia di particolari aree. La misurazione del grado di inquinamento delle acque di scarico dei canili può essere valutato cautelativamente assumendo 2 animali custoditi pari ad un abitante equivalente.

Un’altra cautelativa modalità di calcolo per il dimensionamento dell’impianto può essere preso il carico idraulico pro capite pari a 50 litri/animale al giorno con un pari carico organico giornaliero di 15 gr di BOD5/animale. Individuando il dimensionamento dell’impianto, la scelta a questo punto è rivolta alla tipologia dello stesso. La depurazione in loco può essere effettuata tramite diversi tipologie di trattamento: impianti a fanghi attivi, con equalizzatore delle portate, preceduto da un sistema di grigliatura impianto di fitodepurazione, anch’esso preceduto da un sistema di grigliatura.

L’impianto a fanghi attivi si compone fondamentalmente di una vasca dove l’acqua, dopo il passaggio in un sistema di grigliatura a maglia piuttosto fine, viene immessa per il trattamento per il quale è presente, principalmente uno spazio per il trattamento primario di sedimentazione, a seguire un comparto per il trattamento per l’ossidazione, con la presenza di diffusori d’aria, ed infine in una vasca preposta al riciclo.

L’acqua cosi depurata è pronta per l’immissione nella rete fognaria, previo il passaggio in pozzetto di campionamento per la verifica della qualità del refluo e, conseguentemente, del regolare funzionamento dell’impianto.

Il trattamento delle acque attraverso un impianto di fitodepurazione prevede, sempre dopo il passaggio attraverso un sistema di grigliatura, un trattamento primario per mezzo di una vasca Imhoff. Da qui le acque passano per il trattamento di fitodepurazione proprio, cioè attraverso una vasca sulla superficie della quale vengono inserite delle plantumazioni preposte per l’assorbimento delle acque reflue scorrenti lungo la vasca. A seguito di questa depurazione naturale le acque escono e, previo anche qui il passaggio attraverso un pozzetto di campionamento per la verifica della qualità e dell’efficienza del trattamento, defluiscono verso il sistema fognante previsto in loco.

Crescenzi srl

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