Con la fitodepurazione si vuole cercare una soluzione ecologica al problema dell’inquinamento derivante dallo smaltimento delle acque di scarico.
La depurazione avviene mediante le azioni combinate tra il substrato, le piante, il refluo e i microrganismi presenti.

All’interno del substrato di ghiaia, con il passaggio del refluo, si generano dei microrganismi che a loro volta attivano delle reazioni biologiche e chimiche in grado di degradare le sostanze inquinanti.

Le piante partecipano al processo aiutando nell’eliminazione degli elementi inquinanti fornendo, nel contempo l’ossigeno necessario. Solo alcune tipologie di piante, per le loro peculiari caratteristiche,riescono a soddisfare pienamente questo processo.

Il sistema è definibile ecocompatibile grazie alla completa assenza di energia per lo svolgimento dell’intero suo ciclo.

La tecnica della fitodepurazione si è sviluppata in tutta Europa, in particolare nei paesi nordici (Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia) a partire dalla metà degli anni '80, ed è in fase di espansione e oggetto di numerosi studi volti all'affinamento delle tecniche esistenti.

In Italia, così come nei paesi mediterranei, la fitodepurazione non è stata inizialmente considerata, mentre a partire dai primi anni '90 ha iniziato ad essere sperimentata.

Con la fitodepurazione può essere raggiunto un abbattimento del carico organico del refluo in entrata superiore al 90%.

Per un riferimento normativo si deve fare riferimento innanzitutto alla norma comunitaria in materia di trattamento delle acque reflue rappresentata dalla Direttiva 91/271/CEE, concernente la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali, al fine di proteggere l’ambiente da possibili danni che da queste possono derivare.

In Italia il recepimento della norma europea è avvenuto attraverso il Decreto Legislativo 152/2006 che, pur confermando la necessità che tutti gli scarichi siano depurati, conformemente agli orientamenti comunitari, detta disposizioni per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale basate, non solo sull’effetto inquinante del singolo scarico, ma sulla capacità del corpo idrico recettore di sopportare il carico di inquinanti proveniente dall’insieme delle fonti inquinanti. La normativa comunitaria e nazionale di riferimento in materia di scarichi è stata recepita poi dalle Regioni con provvedimenti legislativi che hanno trasferito a livello locale i principi comunitari. Il carico totale delle acque reflue generato all’interno di un agglomerato ne esprime la dimensione in termini tecnici (abitanti equivalenti).

Per il dimensionamento degli impianti viene considerato il numero di abitanti equivalenti che sono posti ad uso dell’impianto stesso.

L'Abitante Equivalente (a.e.) è definito all'art.74 comma 1 lett. a) del D.Lgs. 152/06 come "carico organico biodegradabile avente una richiesta di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno".
(N.B. è possibile che il Vostro Comune di appartenenza utilizzi differenti equivalenze)

Nella tabella sottostante è riportato il rapporto di a.e. nelle varie tipologie di attività private e pubbliche

Tipo di utenza Abitanti Equivalenti
Abitazioni 1 a.e. ogni persona
Alberghi, agriturismi, villaggi turistici 1 a.e. ogni persona + 1 a.e. ogni 3 addetti
Campeggi 1 a.e. ogni 2 persone + 1 a.e. ogni 3 addetti
Ristoranti 1 a.e. ogni 3 coperti + 1 a.e. ogni 3 addetti
Bar 1 a.e. ogni 10 clienti + 1 a.e. ogni 3 addetti
Cinema, teatri, sale convegni 1 a.e. ogni 10 posti + 1 a.e. ogni 3 addetti
Scuole 1 a.e. ogni 6 alunni
Uffici, negozi, attività commerciali 1 a.e. ogni 3 impiegati
Fabbriche, laboratori 1 a.e. ogni 2 lavoratori

Il metodo della fitodepurazione può essere la soluzione ideale per il trattamento delle acque di scarico nel caso di abitazioni isolate e non allacciate alla pubblica.

L’acqua che ne fuoriesce è sempre pulita, inodore e, se l’impianto è installato e gestito rispondendo alle caratteristiche che gli sono proprie, a norma di legge. Per questo tali acque potrebbero essere tranquillamente anche scaricate nel terreno, in corsi d’acqua o fossi adiacenti, oppure essere riutilizzata per l’irrigazione. Inoltre, non avendo alcun tipo di allaccio elettrico o meccanico, funzionando unicamente per gravità, non necessita di alcun intervento di manodopera specializzata per la sua manutenzione.

Anche se non necessita di manodopera specializzata è comunque consigliata una gestione minima attraverso poche e semplici operazioni che consistono fondamentalmente in:

 Controllo della fossa biologica e del degrassatore. E’ consigliabile, per un buon funzionamento dell’impianto, lo svuotamento di questi due componenti con un auto spurgo. Se persistesse la presenza di fanghi, schiume e grassi si potrebbe avere l’intasamento della parte iniziale della ghiaia e l’otturazione del dreno di distribuzione. Periodicità consigliata 12 mesi.

Controllo del pozzetto di ingresso e del dreno di distribuzione. In presenza di depositi di materiale fangoso all’interno del pozzetto di ingresso o del dreno si potrebbe creare la presenza di odori forti e sgradevoli. Periodicità consigliata 6 mesi.

Controllo delle infestanti. Specie nei primi mesi dall’installazione dell’impianto l’attecchimento delle infestanti sulla superficie ghiaiosa è più probabile. Questo comporterebbe un rallentamento della crescita delle piante acquatiche preposte al processo. Si consiglia perciò l’estirpazione delle infestanti. Periodicità 3 mesi dall’installazione; 6 mesi a regime.

Gli impianti di fitodepurazione possono essere adottati in ogni tipologia di scarico civile:

Abitazioni private: è sufficiente uno spazio adiacente all’abitazione, anche molto prossimo poiché, oltre ad essere l’area dell’impianto calpestabile, l’acqua depurata non produce cattivi odori né insetti. L’acqua depurata può essere, inoltre, potrebbe essere inoltre riusata per uso irriguo.

Attività ricettive (residence, campeggio, stabilimenti balneari, agriturismi, etc): queste attività sono caratterizzate da una variabilità di portata rispetto al tempo, causa l’uso delle strutture non regolarmente vissute. In questi casi la gestione degli impianti tradizionali può creare dei problemi e, soprattutto, dei malfunzionamenti. Nella fitodepurazione le piante e i microrganismi responsabili dell’abbattimento degli inquinanti restano attivi tutto l’anno.

Cantine vitivinicole: anche qui ci troviamo in presenza di una forte diversità di portata di scarico nell’arco dell’anno, causa le lavorazioni concentrate in un determinato periodo e pressoché assenti nel resto dell’anno. La fitodepurazione non risente né delle variazioni di portata ne di carico perché i microrganismi sono presenti ed efficienti in tutto l’arco dell’anno.

Alcuni componenti di un impianto di fitodepurazione

 

Crescenzi srl

Consulenza

Assistenza e Progettazione di impianti di depurazione acque da parte di tecnici
specializzati, nel rispetto delle norme del territorio in cui si opera.

Richiedi preventivo

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego