Ci sono pervenute molte richieste per delle attività particolari.

Per questo motivo abbiamo ritenute interessante cercare di chiariare alcuni aspetti che devono essere affrontati nella realizzazione di questi specifici impianti di depurazione.

Una di queste attività è senz'altro quella degli autolavaggi.

Un autolavaggio produce un tipo di refluo sicuramente non assimilabile a quello residenziale.

Anzi, data la sua carica di residui provenienti da detergenti e idrocarburi, è catalogato tra i reflui di natura industriale (ARI).

Le acque di un autolavaggio contengono grassi, oli e idrocarburi, nonchè terra  e polveri di frenatura, sempre tenendo conto dei normali additivi di lavaggio.

L'obbligatorietà dell'impianto è dettata dal D.Lgs. n° 152 del 03.04.2006, del correttivo D.Lgs. n°4/08 ed in particolare alla Tab.3 dell'allegato 5 alla parte terza.

In questo allegato si indicano i valori massimi ammissibili allo scarico per il tipo di corpo recettore (fognatura ed acque superficiali) in relazione alle sostanze ammesse indicate in Tabella.

La Tab. 4 regola i limiti di emissione per le acque reflue industriali che recapitano sul suolo , ovvero identifica i valori soglia più contenuti per via della mancata capacità autodepurativa che il suolo presenta rispetto alle acque.

Quindi per prima cosa è necessario inquadrare il tipo di autolavaggio che deve essere trattato, attraverso un'analisi dei trattamenti di cui lo stesso si occupa.

E' sicuramente diverso, a titolo di esempio,  l'impianto di autolavaggio che vede un'alta percentuale di deceraggio della paraffina negli autoveicoli nuovi, da quelli che invece si occupano solo del lavaggio di autovetture, o ancora di automezzi adibiti a trasporti speciali.

Ognuno di questi vede l'uso di diverse tipologie di prodotti chimici, ognuno con una sua specificità di trattamento.

Al fine di una scelta specifica del trattamento in questi particolari categorie di refluo è consigliabile un professionista che possa valutare le componenti chimiche del refluo, cosi da procedere alla valutazione dei parametri di riferimento sulla base dei quali  realizzare poi un impianto ad hoc.

Genericamente possiamo comunque dire che per un buon funzionamento del sistema di depurazione delle acque reflue provenienti  da un impianto di autolavaggio, il sistema  dovrà prevedere un trattamento primario con  disoleatori e  dissabiatori.

Inoltre queste componenti dovranno essere  monitorate  periodicamente al fine di valutare la loro costante e regolare azione.

Nella valutazione dell'impianto devono essere tenuti in considerazione elementi quali le utenze giornaliere e le utenze di punta, il recapito allo scarico, l'efficienza depurativa richiesta dalle norme locali, nonchè la necessità o meno del riutilizzo delle acque reflue.

Per una  depurazione di base in un'attività di autolavaggio senza particolari attività,  è previsto innanzitutto  un trattamento primario attraverso un dissabbiatore con il quale l'acqua proveniente dagli scarichi subisce un primo trattamento di rimozione da sabbie e solidi inerti, normalmente più pesanti e grossolani degli organici.

A seguire l'impianto base prevede un diseoleatore con il quale l'acqua  viene separata dagli oli, dalle benzine e da tutte le frazioni di particelle petrolifere.

Le acque cosi trattate sono ora immesse in un biofiltratore areato, un sistema che,  attraverso una reazione biologica, consente lo  sviluppo di microrganismi sulla superficie di appositi corpi, volti alla funzione di depurazione. I corpi che costituiscono il volume filtrante sono realizzati in polipropilene, pensati per garantire una elevata superficie  disponibile all'attecchimento del biofilm formato dai microrganismi batterici aerobici.

A questo punto è previsto l'inserimento di una fossa Imhoff, una fossa con due comparti in una delle quali avviene la decantazione dei solidi sedimentabili, mentre nell'altra avviene la raccolta e la digestione dei fanghi.

L'acqua proveniente dall'intero trattamento è ormai depurata per essere convogliata al recapito al suolo. 

E' comunque consigliabile sempre un premontaggio di un pozzetto di campionamento per valutare la qualità delle acque provenienti dall'impianto prima dell'immissione nel sistema fognario previsto.

Procedere poi al riutilizzo  delle acque reflue è sempre possibile dal punto di vista legislativo, purchè la quota non riciclata nell'impianto sia conforme ai parametri tabellari al momento dello scarico, secondo quanto disposto dal D.Lgs. 152/2006.

 

 

 

Crescenzi srl

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